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Storia e Mission

Da oltre quarant’anni il piacere di fare sport.

Sono passati quarant’anni da quando lo Sporting Club cominciò ad affacciarsi dal suo terrazzo del fiume Secchia, sui terreni calanchivi di argille azzurre delle colline sassolesi. Nel venerabile e ameno scenario del Pliocene, i sassolesi vollero smentire la loro proverbiale inclinazione allo sfruttamento della natura per fini esclusivamente commerciali. Lontano dai negozi e dalle fabbriche, da quei traffici quotidiani che hanno fatto ricca Sassuolo, i costruttori delle imponenti cattedrali dedicate all’efficienza imprenditoriale seppero anche trovare le forze e la fantasia per consacrare questo magnifico tempio all’ozio, inteso nella più nobile delle accezioni.

Dove poteva sorgere un complesso del genere se non in un luogo chiamato Vallurbana? Quale migliore richiamo all’urbanità, all’apparenza, cioè a quella civiltà che comprende il tempo libero, le finezze della cultura, la lealtà dello sport, i piaceri della convivialità?

Da quasi mezzo secolo frequentare lo Sporting è rendersi conto di come il ricrearsi voglia dire crearsi di nuovo.

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Tutto nacque al Club Rometta, dove l’esigenza di creare nuove strutture sportive si faceva sempre più pressante e si cominciò a pensare seriamente alla creazione di un nuovo complesso sportivo. Nell’Assemblea annuale del 1969 il rag. Angelo Rossini, poi divenuto primo presidente del club e in seguito Presidente Onorario, espose un programma di massima per la sua realizzazione, incentrato su alcuni punti fondamentali: Individuare un gruppo di persone qualificate che si prendessero carico di seguire e gestire l’iniziativa, Creare due Società, una Immobiliare ed una Sportiva, Iniziare la raccolta delle adesioni (500.000 lire per quota), contattare le autorità per illustrare l’iniziativa, ricercare l’area più adatta alle nostre esigenze e dare inizio alla progettazione.

Il sasso fu gettato e, già alla fine dell’Assemblea, molti Soci diedero la piena adesione versando subito nelle mani del rag. Rossini la quota.

Dopo un estenuante lavoro durato alcuni mesi, con l’aiuto di alcuni stimati imprenditori, all’ombra suadente della “Banca Popolare”, il rag. Rossini riuscì a raggiungere un numero sufficiente di quote per formalizzare la s.r.l. (giugno 1970) e a raccogliere i fondi per l’acquisto di circa cinque ettari di terreno individuato a “Cà Mangerini” di Vallurbana e lo destinò ad area sportiva.

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Dal primo progetto affidato ad un Architetto bolognese che permise di ottenere la licenza a costruire, si assegnò la progettazione definitiva allo Studio Franzelli-Vandelli di Sassuolo.

Uno dei problemi più difficili fu la scelta delle dimensioni della struttura immobiliare in bilico tra una futuribile espansione del club e le scarse risorse disponibili.

S’iniziò con la costruzione di parte della palazzina e di due campi da tennis; le scelte di fondo si rivelarono giuste e nella redazione del verbale del C.d.A. di fine anno (1971) si poté leggere:”…a circa un anno dall’inizio dei lavori, abbiamo terminato il programma di costruzione del nuovo complesso sportivo, non senza fatica e difficoltà…”.

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Si cercò di fare il possibile per conciliare l’estetica e la funzionalità con il piano finanziario di riferimento e in considerazione dell’aumento di capitale sociale sottoscritto e versato furono modificati i progetti iniziali con l’ampliamento della palazzina e dei servizi. C’erano allora circa 250 soci e si ritenne di proporre un aumento di capitale con conseguente aumento della compagine; il complesso sportivo fu ceduto in affitto allo Sporting Club, Associazione Sportiva. Lo Sporting in quegli anni, con uno sviluppo molto precoce, si avviò rapidamente a saltare dalla prima infanzia alla maturità; erano i primi anni ’80 e il Club era ben consolidato e con una sua identità ed immagine conosciuta ed apprezzata a tutti i livelli. Dopo un breve periodo di tranquillità ci si rese conto però che l’aumento della frequenza dei Soci e il forte sviluppo delle attività sportive richiedevano un ripensamento dell’intero complesso nonostante i vincoli paesaggistici fossero un ostacolo a qualsiasi ipotesi di ampliamento.

Per una serie di circostanze favorevoli si riuscì ad acquistare l’unico lotto di terreno libero da vincoli urbanistici e ad ottenere le licenze per la costruzione di un impianto sportivo indoor attraverso la sottoscrizione di un mutuo agevolato del CONI. Ci furono molte polemiche e accese discussioni rispetto all’investimento fatto ma, alla fine, seppure con sacrifici e impostazioni finanziarie seguite ad-hoc dal rag. Rossini, il Club riuscì nell’intento di arrivare ad una dimensione importante per accogliere circa 400 nuclei familiari negli anni ’90.

Negli anni seguenti e fino al recente passato lo Sporting crebbe significativamente in termini di appeal, grazie alla gestione di un Consiglio Direttivo, guidato dal dott. Andrea Sarti (oggi Direttore), fortemente operativo e sensibile allo sviluppo dei servizi offerti alle famiglie e alla crescita sportiva dei giovani.

Lo Sporting di oggi accoglie più di 700 nuclei familiari con più di 2.000 persone, è guidato da un Consiglio Direttivo importante e operativo, condotto da Emanuel Manfredini, che ha scelto di investire in una favolosa opera di ristrutturazione di tutta l’area delle piscine, consolidando il successo del Club e, contemporaneamente, mantenendo fede a quanto trapassato e impostato negli anni.

La mission dello Sporting è quella di: “Essere punto di riferimento e di aggregazione sociale nonché di sviluppo sportivo, ludico e culturale per i propri associati”.